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LETTERA
APERTA Quest'anno
celebriamo i cinque anni di attività della nostra
delegazione. Anni spesi in Germania allo scopo di tutelare
il grande patrimonio culinario italiano e di accrescere la
professionalità dei nostri colleghi impegnati nelCome ben
sappiamo, molti di loro non hanno frequentato scuole
professionali e quello che portano in tavola è spesso il
frutto di un bagaglio culturale della loro regione d'origine.Negli
anni Ottanta i protagonisti della ristorazione italiana in
Germania sono stati i gestori e non la cucina italiana. Per
ottenere successo commerciale hanno accontentato tutti i
capricci dei tedeschi, giungendo a creare e a diffondere una
"cucina italiana" di gusto tedesco. Perché questa situazione
cambiasse si è dovuto attendere fino alla metà degli anni
Novanta e il successo della dieta mediterranea e di un certo
tipo di cultura alimentare più salutare è stato d'aiuto in
tal senso. Il mangiare mediterraneo ha rivoluzionato molte
abitudini alimentari del popolo tedesco, tanto che oggi in
Germania troviamo ogni tipo di prodotto proveniente
dall'Italia e dagli altri Paesi del bacino mediterraneo. Si
trova di tutto e a tutti i prezzi, ma purtroppo molti
prodotti che sono in bella mostra sugli scaffali dei
supermercati sono di qualità scadente. Per fermare questo
proliferare di "immondizia", il ministro Gianni Alemanno sta
lavorando per istituire un "Marchio di qualità" da assegnare
ai ristoranti italiani all'estero. Molti ristoratori sono
stati contattati dall'associazione "Ciao Italia", da tempo
operante in Germania, e dall'Ardi, altra associazione che
raggruppa molti ristoratori. A loro è stato proposto di
unirsi in questo importante progetto che però non è ancora
del tutto chiaro nei suoi particolari. A due società è stato
affidato l'incarico di controllare che i ristoranti che
aderiranno all'iniziativa utilizzino solo prodotti "made in
Italy". Alla fine dei controlli e dietro pagamento della
"modica" cifra di 4 mila euro! i ristoranti in regola
riceveranno il tanto agognato "Marchio di qualità" di
ristorante italiano nel mondo. A questo punto pongo alcune
domande. Al signor ministro interessa soltanto che siano
tutelati i "prodotti" italiani o che sia anche rispettata la
nostra "tradizione" culinaria? Questi ispettori dovranno
accertare, per esempio, che per fare una caprese il cuoco
usi veri pomodori del Sud Italia, mozzarella di bufala
campana, olio extra vergine d'oliva ligure, toscano o
siciliano; ma controlleranno che il tutto non venga
innaffiato con aceto balsamico di Modena? Dovranno
verificare che una buona pizza sia condita con i prodotti
italiani più genuini; ma interesserà loro se sarà completata
mettendoci sopra dei tortellini alla panna, arrivati freschi
dall'Italia, ma confezionati secondo la più rigorosa
tradizione emiliana? E poi, perché ministro, chi lavora in
Germania come ambasciatore della l italiana deve pagare 4
mila euro per ottenere credibilità nel proprio lavoro? Non
credo, ne sono convinto, che si stia giocando sulla pelle
dei poveri ristoratori italiani in Germania, ma mi domando
se questo marchio di qualità debba rappresentare solamente
una certa élite o coloro che svolgono puntigliosamente il
proprio lavoro restando fedeli alla tradizione della cucina
italiana.Chiedo che sia data, sulle pagine di questa nostra
rivista una risposta ufficiale al problema che è sentito dai
nostri asssociati in Germania. Per noi Cuochi e ristoratori,
ma soprattutto per noi italiani di Germania, la qualità non
si compra con 4 mila euro.La qualità è una scelta guarda
solo ed esclusivamente ognuno di noi; noi la poniamo ogni
giorno sotto gli occhi dei nostri clienti, quindi lasciamo
decidere a loro, ognuno secondò i i propri gusti e la
propria tasca. Noi preoccupiamoci di rappresentare sempre
l'autenticità della cucina italiana nel nostra cultura,
ambasciatori mondo di una millenarià tradizione che ci
contraddistingue. |
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