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Seminario Formativo della SAPS sugli strumenti e le tecniche di cottura
Lunedì 22 novembre dalle ore 10.00 alle 15.30, presso la SAPS, associazione che studia i materieli e le forme degli strumenti di cottura, a Lallio (Bg), si terrà un “Seminario Formativo” sul corretto uso degli strumenti di cottura. Visto il gradimento espresso dagli chef per i precedenti appuntamenti durante i quali si è approfondita la conoscenza della padella in alluminio antiaderente, della casseruola in pietra ollare e della teglia gastronorm in relazione alle tecniche di cottura della cottura al salto, della stufatura e dell’arrostitura, nel corso di questo prossimo appuntamento verranno analizzate nel dettaglio tre tecniche di cottura che avvengono mediante immersione in liquidi, totale o parziale, di alimenti e ingredienti molto diversi tra loro: brasatura, bollitura, frittura; contemporaneamente si imparerà ad utilizzare al meglio gli strumenti di cottura più adatti per ciascuna tecnica di cottura, ovvero la pentola e/o casseruola in acciaio, la brasiera in alluminio, la padella in ferro. La partecipazione al seminario è gratuita, 30 il numero massimo di partecipanti e, al termine del corso verrà rilasciato l’attestato di partecipazione. Per informazioni e prenotazioni: Ufficio Stampa SAPS - ufficiostampa@sapsitalia.com - cell. 3482611979 Fabiana Zezza - fax 035 692965.
11/10/2004
Anche
l’esperienza italiana della SAPS per sfatare le vecchie
Ufficio Stampa SAPS
22/09/2004
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DOLCE NATALE IN MONTAGNA Le tradizioni gastronomiche dell’Alta Badia In Alta Badia in Alto Adige, nel periodo prenatalizio fino a Capodanno si dà vita ad alcune tradizione antichissime, nelle quali si coinvolgono anche gli ospiti. Preparazione di Zelten e biscotti di Natale – le lezioni di cucina si tengono in una fattoria del 1800.A partire dall’inizio di dicembre si propongono corsi per la preparazione di biscotti e dolci natalizi presso l’antica fattoria di Sotciastel a Pedraces/S.Leonardo. Le lezioni, tenute dalla simpatica Erika Pitscheider, si svolgono ogni mercoledì alle ore 10.30 (nel periodo di Natale/Capodanno anche di venerdì). Hanno la durata di 3 ore ca. e si impara a cucinare i zelten (tipo panpepato con l’aggiunta di fichi, noci, canditi, pinoli), torta alla ricotta, i biscotti della nonna, la torta di grano saraceno, il Gugelhupf (dolce lievitato), i Krapfen e le Buchteln (tipo pane dolce lievitato con ripieno di marmellata). La cuoca coinvolge naturalmente le corsiste, che prestano il proprio aiuto durante il corso: accensione del fuoco a legna, impasto, ecc. Al termine del corso si assaggiano le pietanze. Il costo di una lezione è di Euro 11,00. La prenotazione si effettua presso le Associazione Turistiche dell’Alta Badia – Tel. 0471/847037. Atmosfera autentica per una cena d'avvento in casa del contadino Pietanze ladine servite in un ambiente contadino autentico? Il tutto nel periodo d'avvento, quando la natura è coperta di candida neve e all'interno delle case ardono tante candele colorate. L’idea è stata lanciata qualche anno fa da alcuni agricoltori della zona, il gradimento da parte degli ospiti non ha tardato a presentarsi. Tra gli iniziatori delle “cene contadine” citiamo i coniugi Enrico e Maria Nagler di Pedraces, che con molto entusiasmo hanno riaperto la vecchia fattoria di Runch (Tel. 0471/839796) una decina di anni fa. La casa colona, risalente all’inizio del 1800 è un edificio in muratura. Trattasi di un maso chiuso. Questo modello è stato introdotto nel 1770 sotto l'impero di Maria Teresa e si è conservato fino al giorno d'oggi. Il maso chiuso significa l'indivisibilità della proprietà, che può essere conferita ad un solo figlio (di solito il primogenito) per garantire la sopravvivenza del maso come tale e garantire un minimo vitale alla famiglia. Maria e Enrico Nagler, aiutati dai loro figli, propongono delle gustosissime cene ladine all’interno delle antiche stuben. Mentre Enrico apparecchia e serve ai tavoli, Maria è intenta a creare le classiche pietanze locali come zuppa d’orzo (la panicia), turtres (frittelle), ravioli (cajincì t’ega), cajincì arstis (tipo di krapfen salati e dolci), stinco di maiale e costicine, ed infine le furtaies, dei chioccioloni dolci fritti, che le madri preparano in occasione del matrimonio delle figlie. Da ammirare anche l’antica cucina con il forno economico. Visto il grande successo ottenuto dalle “cene in fattoria”, anche altri contadini della valle hanno riadattato le loro strutture, proponendo a turisti e valligiani le pietanze ladine. Sempre a Pedraces si cena presso il maso di Sotciastel (Tel. 338/764018) già citato sopra. Nell’antica “vila” di Cians a La Val è sorto da poco l’agriturismo “Lüch de Survisc” (Tel. 0471/843149), ambientato nell’antico fienile. È il regno di Annamaria Vallazza, che assieme ai suoi figli delizia i visitatori. Accanto al “ristorante” si può ammirare il maso "Pincia", che presenta un poderoso “Blockbau” in tronchi non squadrati. Poco distante si cena presso la fattoria di Ciablun (Tel. 0471/843094) da Anna e Felix Dapoz. La loro fattoria, si trova a monte dello storico abitato di La Val e domina tutta la valle. Ritorniamo a Colfosco, nel paesino ai piedi del Sella, dove è sorto l’agriturismo “L’Sciadà” (trad. “il mattarello) (Tel. 0471/836608) di Valeria. Ai bambini buoni un dolce, a quelli capricciosi un ramoscello di larice – San Nicolò montanaro è fatto così. Il 5 e 6 dicembre si celebra la festa di San Micurà (San Nicolò), che indossa gli abiti sontuosi del porporato e regge in mano il pastorale. È in compagnia di alcune fanciulle con vesti angeliche. Si aggiunge la chiassosa e scampanellante compagine dei malans. Questi diavoletti neri e imbrattati di fuliggine, sono rivestiti di grosse pelli, calzano delle maschere lignee da cui sbucano due corna caprine. È molto apprezzato l’appuntamento del 5 dicembre a La Villa, dove San Nicolo raggiunge i bambini su una slitta trainata da cavalli avelignesi. Nel centro del paese, illuminato per l’occasione con moltissime fiaccole, distribuisce i doni ai bambini buoni e dei ramoscelli di larice a quelli più capricciosi. Poi ci si riscalda con il tè ed il vin brulè, per poi intonare alcune canzoni di natale. Durante il periodo d’avvento assisteremo anche ad un singolare mercatino di Natale (05–11-18-22.12.04), proposto dagli artigiani ladini, dove sarà possibile assaggiare i dolci ladini. Non mancheranno anche i concerti sotto l’albero, proposti nelle chiesette alpine. « Bun dé y bun ann, allegri y sanns » - un dolce augurio di buon anno Buon giorno e buon anno, allegria e salute. Con questo versetto i bambini della valle si portano di casa in casa nel giorno di Capodanno per augurare il nuovo anno e per ottenere un dono prezioso, “la bambona”. Questo dolce, creato per l’occasione, verrà deposto in sacchetti di tela colorata assieme ad altri dolci e frutti regalati dagli abitanti della valle. A dicembre si scia meglio a prezzi imbattibiliConsorzio Turistico Alta Badia Tel. 0471/836176-847037 – Fax 0471/847540-847277 E-mail:info@altabadia.org. – www.altabadia.org Ufficio Stampa Alta Badia: Tel. 0471/847864-847037 – Cell. 338/8543309 E-mail:press.point@altabadia.org - Christian Pizzinini 19/09/2004 Eccellenze alimentari tipiche in fiera a ModenaSi terrà dal 18 al 21 novembre ‘La buona tavola’, un imperdibile appuntamento con le specialità gastronomiche emiliane e lombarde Il grande successo di pubblico ottenuto lo scorso anno dalla manifestazione eno-gastronomica ‘La Buona Tavola’, ha fatto sì che la società organizzatrice dell’evento, la Sgp di Carpi, in collaborazione con Ascom Confcommercio di Modena e Coldiretti, col patrocinio della Camera di Commercio di Modena , riproponga nel 2004 l’ evento presso i padiglioni fieristici di Modena per quattro giorni consecutivi, da giovedì 18 novembre a domenica 21 novembre con i seguenti orari d’apertura: giovedì dalle 14,00 alle 20,00, venerdì e sabato dalle 10,00 alle 23,00, domenica dalle 10,00 alle 20,00. La manifestazione ha carattere biregionale, comprende infatti le specialità alimentari tipiche emiliane e lombarde, che potranno essere degustate e acquistate presso gli stand. Per ogni giornata sono previsti appuntamenti a tema e visite guidate che avranno come protagonisti: aceto balsamico, vino, formaggi, dolci, e salumi. Anche i preziosi derivati del suino infatti rivestiranno un ruolo di primo piano durante i quattro giorni, a confermare il posto di grande importanza che occupano nella cucina e nell’alimentazione, scopriamone quindi alcuni dettagli. Il tradizionale cotechino sarà uno dei protagonisti dell’evento. Presente sulle tavole di tutta Italia in particolare durante le festività del Natale, la famosa pietanza è costituita da carne di maiale grassa e magra con un impasto che è lo stesso dello zampone e che viene lavorato con la cura necessaria per ottenere un ottimale livello di morbidezza delle carni senza però, che la pelle si spacchi durante la bollitura, che avviene in acqua senza sale. Di solito, questo gustoso piatto, viene abbinato al purè di patate, e si può trovare in commercio anche da cotto, in contenitori che consentono di sopportare il riscaldamento. Il viaggio attraverso i prelibati salumi, prosegue con il culatello di Zibello, piatto succulento ricavato dalla parte alta e posteriore della coscia del maiale, e ottenuto con la sola stagionatura della coscia, attraverso la macellazione di suini ad un’età di quattordici mesi e alimentati rigorosamente con prodotti naturali come siero, granone, orzo e crusca. Anche questo derivato del suino è lavorato con estrema attenzione, infatti la carne viene prima rifilata e legata, successivamente viene salata a caldo e massaggiato con sale, pepe, aglio e lambrusco, per poi essere posta in una vasca d’acciaio in pendenza per fare defluire l’acqua e il sangue. Dopo sette ora viene di nuovo massaggiato, pulito, spazzolato e lasciato a riposo. Successivamente il pezzo della coscia viene inserito in una vescica di maiale, precedentemente messa a bagno in acqua e aceto per farle riprendere l'elasticità, quindi viene ben insaccato e chiuso alle estremità. Per rendere possibile la trasudazione, la pelle viene bucherellata finemente e quindi viene posto a stagionare in luogo umido perché le carni prive di grasso si possano ammorbidire. La forma è quella di un grosso uovo; la dimensione media è di circa 3 kg, alla quale il culatello arriva dopo una perdita di peso di circa 2 kg al termine degli 11-12 mesi di stagionatura. Gli esemplari più grossi necessitano di un tempo più lungo, il che permette loro di caricarsi di aromi ulteriori anche se occorre prestare attenzione perché un tempo superiore tende a fare inaridire le carni, togliendo ad esse la morbidezza e il profumo di questo simbolo della cucina che usato una volta dai contadini come merce di scambio per la sussistenza, è diventato attualmente un prodotto pregiato per la cura e il tempo che la sua lavorazione richiede. Attualmente se ne producono 12,000 al giorno di culatelli d.o.c. . Il salame di Varzi, piccolo paese immerso della Valle Stàffora, sarà un altro prodotto tipico presente a ‘La buona Tavola’. La piccola cittadina offre, oltre che aspetti paesaggistici di indubbia suggestione e monumenti di rilevanza storica, la possibilità di assaggiare il frutto di una cultura contadina giunta fino ai giorni nostri grazie a secoli di rigoroso perfezionamento. Il salame di Varzi è un prodotto casalingo e artigianale che si ottiene dal muscolo cervicale del suino, tagliato all’altezza della quarta costola, e richiede per la sua lavorazione una macinatura delle carni più grossolana del solito. Dapprima si esegue una tritatura delle parti magre e grasse, che sono poi aromatizzate con sale fino, pepe nero intero, aglio e vino rosso. L'impasto viene inserito in budello di maiale e fatto stagionare per un tempo che varia a seconda delle dimensioni. Il sapore è gradevolmente aromatico, pieno e saporito. Altro prodotto che sarà possibile assaggiare in fiera è la coppa piacentina, la cui carne proviene da allevamenti emiliani e lombardi e la cui produzione è ricompresa nel territorio piacentino anche se, la stagionatura avviene in località che non superino i 900 metri di altezza. Elemento da cui si ottiene la coppa è il muscolo cervicale del suino, tagliato all'altezza della quarta costola, e che non può avere peso inferiore ai 2,5 kg. La carne viene massaggiata, spremuta e rifilata, quindi si procede alla salatura, con sale, zucchero, pepe spezzettato e numerose spezie, tra cui chiodi di garofano, semi di alloro, cannella. Si attende una settimana e poi la coppa viene avvolta nel diaframma parietale suino, viene legato energicamente con spago e sottoposto ad una prima stagionatura che avviene con il passaggio nell'essiccatoio per almeno sette giorni. La stagionatura completa avrà durata di almeno sei mesi, ad una temperatura costante compresa tra i 10 e i 14°C, ad umidità controllata. Profumi delicati e sottili sono le caratteristiche organolettiche che la contraddistinguono, oltre al gusto pieno ma dolce e poco pronunciato allo stesso tempo. E non poteva mancare il leggendario zampone, la cui storia è al centro di vicende storiche relative all’assedio di Modena nel XVI secolo, ad opera di Giulio II. La zona di produzione è la stessa del cotechino di Modena ed è il medesimo anche l’impasto. Si utilizza carne di maiale magra e grassa, macinata grossolanamente, unita poi a cotenna di maiale, tritata invece molto finemente. Il tutto viene poi salato, speziato e insaporito con erbe aromatiche, lavorato con vino e conservanti ammessi dalla legge, quindi insaccato nella pelle della zampa anteriore del suino, ben pulita, raschiata e lavata accuratamente. Diversamente da altri tipi di salumi necessita di una lunga cottura prima del consumo. In vendita fuori dalla zona di origine soprattutto nel periodo di Natale. Al contrario di quanto si è portati a pensare, lo zampone è un alimento equilibrato. Classico è il suo accoppiamento con le lenticchie, si sposa ottimamente anche con i ceci, i fagioli e le patate. Esiste anche una versione che lo vede cotto direttamente nelle patate lessate e pressate. Anche i dolci rivestiranno un ruolo di primo piano, in particolare l’appuntamento con la cioccolata sarà uno dei più attesi. Sarà possibile assaggiare, vendere, degustare prodotti artigianali, frutto dell’amore e all’esperienza trasmessi dai titolari degli stand presenti in fiera, che rendono le proprie creazioni a base del prelibato ingrediente ‘cioccolata’, l’una diversa dall’altra. Una particolarità è costituita dai diavoletti, ovvero succulenti bocconcini di cioccolata speziati dal peperoncino di Caienne, per citare un esempio, attraverso una lavorazione che lascia gusto e retrogusto freschi, al contrario dell’infuocato peperoncino normalmente lavorato. Il procedimento consiste nell’inserire le spezie all’interno del cioccolato che vengono macinate appena prima di essere miscelate al prelibato ingrediente. Sono frammenti molto piccoli, dato che per un ettogrammo di cioccolata si trovano dai venti ai trenta pezzi, sui 4/5 grammi, che consentono quindi una piacevole degustazione. Un’altra particolarità è rappresentata da artigianali alchimie, che portano al nostro palato sapori che spaziano dall’esotico pimento giamaicano, alla vaniglia del Madagascar, al più tradizionale caffelatte, al cacao grezzo, al cioccolato con cipolla ottenuto attraverso il ‘fleur de sel de la Camargue’, per poi giungere al sesamo caramellato, per menzionare qualche esempio. Una sinfonia di ingredienti che culmina nelle sculture realizzate dalla Pasticceria, osservandole sembra di essere avvolti dalla fragranza stessa della cioccolata, diventata ormai un ‘must’ a tavola e nel tempo libero. E ci sarà anche la mostarda, prodotta in modo rigorosamente artigianale, con frutta affettata a mano, attraverso il procedimento tipico con cui viene fatta disidratare solo in vasche piene di zucchero, con metodo tradizionale. Le gelatine di vino sono una vera e propria chicca e consistono in vino addensato che secondo i vari tipi di vino e formaggio viene suggerito come abbinamento ideale. La tipicità dei prodotti è confermata dall’assegnazione di marchi come IGP e DOP come cipola di Traschietto e il carciofo violetto di Albenga, per non dimenticare il cipollotto bianco reggiano. Mentre per il pomodoro, vengono prodotto le prelibate passate con numerosi tipi di pomodori, ideale condimento per la pasta, alimento presente di frequente sulle nostre tavole. Un’altra novità è costituita dalla salsa di zafferano, da degustare in abbinamento con formaggi, ad esempio il pecorino. Questi sono solo alcuni tra i protagonisti dell’evento, che permetterà di ottenere un arricchimento non solo dal punto di vista del gusto, ma anche della cultura tipica locale. Appuntamento dunque dal 18 al 21 novembre all’Ente Fiera di Modena per un delizioso incontro con il gusto dei salumi nostrani. 19/09/2004 A Carpi in Piazzale Re Astolfo appuntamento con le specialità dell’enogastronomia emiliana e lombarda. A Carpi un omaggio al palato Il 30 e il 31 ottobre e il primo novembre saranno date importanti per Carpi e per il suo centro. In questi tre giorni infatti Piazzale Re Astolfo costituirà la splendida cornice di ‘Carpi a Tavola’, fiera all’insegna della prelibatezza e del gusto durante la quale sarà possibile assaggiare, degustare, acquistare specialità tipiche. La fiera, giunta alla sua quarta edizione, si è rivelata nel corso degli anni precedenti, un evento di grande richiamo per Carpi, un gradito appuntamento che ha per tema il gusto e che ha dimostrato di essere un ottimo metodo per rivitalizzare il centro storico di Carpi, basti pensare che nel corso dell’ultima edizione si sono registrate più di 50,000 presenze. Nello spazio di oltre 1000 metri quadri, oltre cinquanta aziende provenienti da Modena e province limitrofe saranno protagoniste di questo spazio dedicato alle tipicità eno-gastronomiche locali eccellenti per gusto e qualità. Spazio che verrà ulteriormente valorizzato da un ricco programma di iniziative parallele, che avranno come tema il massimo dell’enogastronomia tipica locale. Gli orari d’apertura sono dalle 10,00 alle 20,00 orario continuato e l’ingresso sarà gratuito. Clicca sulla pagina per ingrandire
C O M U N I
C A T O S T A M P A Si è svolto mercoledì 7 luglio a Lallio (BG) presso la sede dell’associazione il primo seminario formativo organizzato dalla SAPS sul tema “La tradizione a confronto”, aperto a cuochi, ristoratori professionisti e operatori del settore eno-gastronomico. La novità di questo seminario consiste nel fatto che, per la prima volta in due anni di vita, l’associazione ha raccolto le adesioni, rivolgendosi ad un vasto pubblico tramite le pagine de “La pentola d’oro”, l’organo ufficiale d’informazione della SAPS, distribuito per posta in 15.000 copie agli “addetti ai lavori”. Sono intervenuti professionisti provenienti da varie regioni d’Italia: Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio e Marche. Le esperienze, tanto diverse, dei vari partecipanti hanno dato vita ad una giornata di intenso e significativo scambio culturale e di punti di vista sulle problematiche legate alla professione del cuoco, pur partendo dal tema principale del seminario: l’importanza di abbinare ad ogni tecnica di cottura la pentola più adeguata, sia per materiale (alluminio, rame, acciaio, ecc.) che per forma (pentola, padella, casseruola). Al termine del seminario agli iscritti è stato consegnato l’attestato di partecipazione. A questo appuntamento ne seguiranno altri con specifici argomenti: L’immersione in liquidi; Pasticceria, panetteria e cucina si incontrano; Tecniche di cottura mediterranea e montana si incontrano; Futuri cuochi nel mondo delle forme e dei materiali di cottura, SAPS incontra gli istituti alberghieri.
Per informazioni è possibile visitare il sito www.sapsitalia.com oppure contattare la segreteria SAPS: tel. 035/4545944, e-mail info@sapsitalia.com Lallio, 8 luglio 2004 Allegata alla presente una delle schede tecniche utilizzate durante la lezione per illustrare nel dettaglio le caratteristiche delle diverse forme e materiali, abbinate ad una particolare ricetta. Ufficio Stampa SAPS: Fabiana Zezza - cell. 348/2611979 - fax 035/692965 – ufficiostampa@sapsitalia.com MASTER PIAZZA HAPPY HOUR
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